Violenza di genere e Bullismo. Come arma: “L’educazione Civica”

Il 26 maggio, si è svolto a Torino il primo incontro promosso organizzato dalla Responsabile Cultura dell’Apidge, l’avv. Maria Giovanna Musone, e che ha visto la partecipazione del prof. Massimo Giusio e del dott. Sergio Audasso.

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L’incontro si è proposto di approfondire le metodologie di prevenzione del fenomeno del bullismo e della violenza in generale ed è scaturito dall’iniziativa dell’ associazione APIDGE e dell’Osservatorio Internazionale Vittime di Violenza, SOS Bullismo, del Comune di Torino che in questi anni si sono proficuamente prodigati in iniziative di informazione e prevenzione.

L’APIDGE sostiene la necessità di introdurre l’insegnamento dell’Educazione Civica sin dalle Scuole Medie e del Diritto e dell’Economia negli Istituti Superiori. Questa esigenza nasce dalla constatazione che il percorso formativo degli adolescenti non possa prescindere dal creare in essi una consapevolezza piena e matura del loro status di cittadini, che si connota di diritti acquisiti e regole da osservare. La comunità è fatta di individui e di Istituzioni, il cui obiettivo è quello della pacifica convivenza degli interessi personali entro il contesto più ampio di ciò che è sociale, ossia di tutti e per tutti.

“La libertà dell’individuo va limitata esattamente nella misura in cui può diventare una minaccia a quella degli altri”

scriveva  John Stuart Mill 150 anni fa. Una riflessione sempre attuale, calzante, punto di partenza e focus dell’incontro di oggi.

bullismo apidge convegnoLa scuola e le famiglie, devono certamente incoraggiare e sostenere gli adolescenti a sviluppare la loro personalità e il loro talento, a farne emergere idee e proposte, a trovare la miglior predisposizione nel futuro mercato del lavoro, nondimeno è responsabilità di noi adulti accrescerne la sensibilità in ambiti formativi essenziali nell’iter della crescita personale: l’educazione al senso civico, la conoscenza dei diritti e delle regole di una pacifica convivenza.

Il bullismo, come atteggiamento di sopraffazione sui più deboli, con riferimento a violenze sia fisiche che psicologiche, nasce e si sviluppa soprattutto negli ambienti scolastici e giovanili. Negli anni più recenti, poi, i casi di bullismo on-line hanno sviluppato nelle adolescenti – secondo una ricerca dell’Università di Washington – forme cliniche di depressione e ansia, che sfociano nei successivi anni in un abuso di alcool con un ‘incidenza quattro volte superiore alla media.

Un momento davvero significativo durante l’incontro è stato il racconto che ha visto protagonista Sergei Casper, un ragazzo morto in una scuola russa a fine dicembre sbattendo la gola contro un banco dopo essere stato picchiato e insultato da un gruppo di bulli; mentre, più vicino a noi, a Milano, continuano le indagini e gli interrogatori per capire di più sulla morte del 19enne precipitato il 9 maggio scorso dal quinto piano dell’hotel Da Vinci durante una gita scolastica, si sospetta in uno scherzo finito male.

bullismo apidge convegno Al di là degli episodi che saltano agli onori della cronaca, il bullismo, che è violenza fisica e psicologica, è un fenomeno strisciante, subdolo, esteso ma spesso sotterraneo, diffuso tra i banchi di scuola ma il più delle volte sottaciuto, specie da chi è vittima. Sulla stessa linea si è espresso il prof. Massimo Giusio, criminologo, molto impegnato a combattere il bullismo e la violenza di genere; egli ha spiegato che essere vittima di bullismo lascia ferite profonde nella vittima con conseguenze che si riverberano fino all’età adulta: il rischio è che una volta cresciuti quei bambini soffrano di disturbi d’ansia, depressione, pensieri suicidi, attacchi di panico ed agorafobia. Questo è quanto è emerso da uno studio della Duke University: i risultati, basati su oltre 20 anni di dati su un ampio campione di soggetti arruolati da adolescenti, sono i più completi sulle conseguenze a lungo termine del bullismo.

Il dott. Sergio Audassio, psicosomatista, ha effettuato un intervento di alfabetizzazione emotiva e di sviluppo abilità sociali. L’intervento ha utilizzato la metafora per bypassare gli aspetti di blocco cognitivi degli alunni e stimolare le aree mnemoniche emozionali focalizzandoli sui contenuti.Tutto l’intervento è stato empatico esperienziale. Si sono voluti trasmettere messaggi di coesione sociale e solidarietà sociale. La varie descrizioni del bullo, degli assistenti, della vittima, correlate da descrizioni immediatamente riconoscibili dagli alunni ha fatto sì che il messaggio sia stato appreso con facilità e simpatia. L’obiettivo dell’intervento è stato quello di stimolare la presa di coscienza del fenomeno così preoccupante in espansione con un approccio “leggero” ma allo stesso tempo incisivo. Prova del fatto che l’intervento ha sortito i risultati attesi, il fatto che un alunno abbia preso la parola, partendo dal fondo della sala, e, salito sul palco, abbia raccontato la sua storia di vittima di bullismo ai presenti. La reazione, da parte di tutti, è stata di solidarietà e accettazione.

a cura di Maria Giovanna Musone (Apidge Piemonte)

www.orizzontescuola.it

www.smontailbullo.it

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