Le competenze dell’insegnante europeo

Un prezioso contributo da parte di M.T.Sigari, Vice Presidente di APIDGE e Presidente di APEF (Associazione professionale membro del Forum, istituito presso il MIUR con D.M. del 4-02-2004)

Le competenze dell’insegnante europeo

Nell’era dell’apprendimento permanente ci si aspetta che i ragazzi che vanno a scuola acquisiscano le competenze chiave che consentiranno loro di vivere in modo attivo e produttivo nella società. A causa però del rapido cambiamento sociale e occupazionale, gli insegnanti non sono sempre in grado di prevedere di quali conoscenze e competenze avranno bisogno gli studenti, pertanto è necessario che essi vengano orientati verso il cambiamento del loro ruolo, cambiamento che produce malessere e perdita d’identità degli insegnanti. Tutto questo impone la necessità di riforme nel campo della formazione degli insegnanti. L’evolversi della pedagogia e la diffusione del Programma PISA (dal 1997) sviluppato dall’OCSE, alla fine del XX secolo hanno portato a mettere in primo piano il processo di apprendimento e il quadro di riferimento europeo ha fissato le competenze chiave alla scopo di promuovere lo sviluppo dell’apprendimento permanente. Di conseguenza il lavoro dell’insegnante è diventato molto più complesso dal momento che non è più solo un mero tecnico della sua disciplina, un trasmettitore, ma un soggetto in grado di prendere decisioni autonome in merito al processo educativo. Appare evidente che non può esserci un solo modo di insegnare per far fronte all’esigenze del mutamento sociale, che gli insegnanti devono fruire essi stessi dell’apprendimento permanente, che gli insegnanti devono aggiornarsi e continuare ad arricchire il loro bagaglio di conoscenze e competenze. Un mutamento di prospettiva, dunque, che porta ad un ripensamento della figura dell’insegnante e soprattutto delle competenze dell’insegnante.

competenze-wordle-ok

E’ indispensabile legare la formazione alle competenze che deve acquisire il docente nella prospettiva europea dell’insegnamento . Le competenze devono essere raggruppate in tre aree: l’area della conoscenza, l’area metodologico-didattica e l’area relazionale.

La prima area richiede all’insegnante un alto livello di conoscenza della propria disciplina, ma oltre a sapere, l’insegnante deve trasmettere la propria conoscenza attraverso la necessaria autonomia didattica. Per raggiungere l’autonomia didattica, l’insegnante deve essere in grado di organizzare l’insegnamento e l’apprendimento in modo efficace, rispettando i diversi stili di apprendimento dei propri studenti, mediando l’assimilazione delle nuove conoscenze allo scopo di adattarle alle conoscenze già possedute dagli studenti. La mediazione dell’insegnante consentirà agli studenti di apprendere i processi di accesso alla conoscenza e il suo utilizzo attraverso un processo meta-analitico. Conoscere e praticare la pedagogia della mediazione consentirà di diventare professionisti dell’insegnamento, di affrontare le nuove sfide che si presentano come processi radicati e collegati con quelli della società. L’autonomia didattica richiede anche capacità di mettere in uso pratiche fondate sulla ricerca. L’OCSE e l’Unione Europea hanno promosso questa prassi fondata sulla ricerca anche nel settore dell’educazione e della formazione. Fare ricerca vuol dire avere la capacità di osservare e rilevare dati per analizzare una situazione, quindi identificare un problema ed eventualmente decidere di intervenire per cambiare qualcosa. Tutto questo richiede anche capacità critiche riflessive rispetto all’azione compiuta. La riflessività presuppone l’analisi e la discussione sulle azioni pedagogico-didattiche compiute e la produzione di interpretazioni che possono essere riapplicate e confrontate nella pratica. In questo modo, con la pratica di tipo riflessiva è possibile costruire nuova conoscenza, perché riflettere sull’esperienza stessa rende possibile l’interazione tra gli schemi mentali preesistenti e i nuovi dati, attraverso nuove modalità di percepirli, nuove modalità di elaborarli. Lasciandosi modificare da questo processo di assimilazione del nuovo e del complesso si diventa più flessibili e più disponibili verso le nuove situazioni. L’analisi, la discussione, la produzione di interpretazioni e, quindi, la riflessione, sono elementi necessari a guidare la costruzione del progetto formativo ed assumono un ruolo fondamentale nella formazione iniziale e nella formazione permanente degli insegnanti. Questa formazione consente all’insegnante di predisporre strumenti per monitorare costantemente la propria attività e il processo di apprendimento degli studenti.

Le competenze racchiuse nella seconda area confermano il fatto che l’insegnante non può più essere solo un trasmettitore, ma deve essere in grado anche di insegnare agli studenti l’uso che deve essere fatto delle conoscenze, portandoli alla generalizzazione dei loro processi di apprendimento. L’insegnante deve essere un soggetto attento allo sviluppo personale degli studenti e consentire loro di apprendere meglio e di apprendere in modo permanente. Per questo deve adeguarsi alle più recenti ricerche e conoscenze in campo pedagogico e metodologico per avere una più chiara comprensione delle strategie più adatte ai diversi stili di apprendimento. L’insegnante deve essere un esperto in grado di affrontare situazioni molto complesse e per questo deve possedere molte abilità pratiche, conoscere molte tecniche e modelli e deve sapere applicare le teorie ai problemi complessi, deve sapere applicare conoscenze fondate sulla ricerca e dati di provenienza locale. Questo consentirà di assumere atteggiamenti attivi e produttivi e ridurre la pratica di routine utilizzata in precedenza. I programmi educativi di educazione cognitiva (i più diffusi sono PAS, PAS Basic, GM, ASA, Bright Start) sono, ad esempio, forme di intervento strutturato in grado di sviluppare processi di apprendimento e processi di pensiero, perché strettamente collegati con il processo di insegnamento e perché possono far uso di strumenti ben sperimentati in grado di aiutare gli studenti. In questo modo, gli insegnanti possono strutturare ambienti di apprendimento dove la varietà delle componenti può interagire e rendere praticabili le dimensioni comunicative attraverso la mediazione. Così all’interno dell’ambiente dell’apprendimento, all’interno dell’ambiente scolastico, l’insegnante rappresenta la figura di riferimento, il mediatore delle esperienze positive che consentono agli studenti di sviluppare la capacità di adattarsi positivamente all’ambiente di apprendimento per rendere la scuola un’occasione per dimostrarsi competenti.

Per quanto riguarda la terza area, all’insegnante viene richiesto di riflettere sui temi centrali della socializzazione, non solo promuovendo azioni di recupero individuale, ma evidenziando le capacità, gli interessi, le risorse del singolo e del gruppo. Le rapide trasformazioni sociali degli ultimi decenni hanno portato al cambiamento dei valori e dei significati, ponendo nuove sfide a chi si occupa di educazione e di formazione, a chi si interroga su cosa fare per garantire un equilibrio alla convivenza e allo sviluppo personale di ciascuno. Il multiculturalismo e il multilinguismo implicano nuove sfide e responsabilità per l’insegnante: l’eterogeneità, nel rispetto delle differenze deve diventare un valore positivo nell’insegnamento inclusivo e, per attuare una cittadinanza comune, l’insegnante dovrebbe parlare anche un’altra lingua europea e arrivare ad una maggiore solidarietà e condivisione di valori comuni quali la tutela dei diritti umani, la democrazie e la libertà. La letteratura psicologico-sociale negli ultimi anni documenta tra i comportamenti che favoriscono lo sviluppo di relazioni interpersonali e, quindi, lo stare bene con se stessi e con gli altri, il successo, l’autoefficacia, il comportamento pro sociale, ovvero le relazioni tra pari di condivisione, aiuto e sostegno.

comitato

Considerato che la qualità dell’apprendimento dipende molto dalla qualità delle relazioni tra pari e tra insegnanti e studenti, la scuola può diventare un modello alternativo di riferimento anche per gli insegnanti come per gli studenti. Per questo è importante per gli insegnanti creare rapporti significativi all’interno della scuola, momenti di confronto e di riflessione con altri docenti, con il Dirigente, con il personale scolastico perché l’insegnamento e l’apprendimento di qualità non possono prescindere dalla cooperazione e dalla condivisione. L’insegnante deve sviluppare le sue capacità di comunicazione e collaborazione, per ottenere il duplice vantaggio di ricevere un feedback rispetto alle proprie pratiche educative e prevenire cali di motivazione derivanti dalla ripetizione costante delle stesse pratiche educative. Soprattutto, è necessario creare nuove forme di organizzazione e divisione dei compiti e, di conseguenza, nuove forme di lavoro per gli insegnanti poiché ad essi è attribuita la responsabilità di gestire in modo nuovo l’organizzazione del lavoro con la classe. Una modalità di lavoro nuova ed efficace è sicuramente quella del lavoro di gruppo che diventa una modalità di apprendimento per gli insegnanti e una metodologia didattica da applicare poi in classe. Infine, legare la formazione a un nuovo stato giuridico degli insegnanti con la differenziazione per livelli (insegnante iniziale, ordinario, esperto nell’ambito di vecchie proposte), dove per ogni livello si prevede poi quali sono le competenze necessarie da acquisire per ottenerlo, potrebbe essere un incentivo per incoraggiare la partecipazione degli insegnanti ad attività di formazione qualificata e qualificante.

Maria Teresa Sigari

I commenti sono chiusi.